A.A.A. - D.S.A. - Dislessia, un limite da superare

A.A.A. - D.S.A. - Dislessia, un limite da superare

mercoledì 12 marzo 2014

Prove 2014: INVALSI e MIUR - Nuova Circolare


Prove 2014: INVALSI e MIUR si ricordano degli allievi con bisogni educativi speciali
Ma la nota relativa è sprofondata nel sito e di difficile reperibilità.
07/03/2014
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La si può trovare nel sito dell’INVALSI, cliccando “Area prove”, poi “Rilevazioni nazionali”, poi “Materiale informativo” e finalmente eccola, la Nota congiunta MIUR – INVALSI sullo “svolgimento delle prove INVALSI 2014 per gli allievi con bisogni educativi speciali”.
La nota non si riferisce alla prova nazionale d’esame, ma solo alle prove INVALSI, e quindi, per le classi II e V primaria e per la classe II della secondaria di secondo grado.
Importante la sottolineatura che le prove non sono finalizzate alla valutazione degli alunni.
Interessante che si inviti a cercare la più larga inclusione possibile di tutti gli allievi nello svolgimento delle prove stesse.  Si ricorderanno le polemiche  e le critiche suscitate negli anni precedenti dall’indicazione più o meno esplicita di escludere tout court gli alunni con handicap dalle prove.
Non deve sfuggire che, anche in questa nota, l’inclusione viene rinviata alla categoria del possibile in ragione del fatto che occorre assicurare il rispetto del protocollo di somministrazione delle prove.
Rimane il fatto che  le classi in cui gli alunni con BES sono inseriti, lavorano ordinariamente includendoli. La loro presenza contribuisce alla fisionomia del gruppo classe, alle sue dinamiche, ai suoi risultati. Escluderli dalla rilevazione, non tener conto dei loro risultati appare comunque come una forzatura.
La nota contiene una tabella che definisce le modalità di partecipazione alle prove a seconda delle diverse tipologie di BES, che indica se debba essere la scuola o meno a decidere che vengano svolte, se debbano essere incluse o meno nei dati di classe e di scuola, se e quando si debbano utilizzare o meno strumenti compensativi o altre misure.
In alcuni casi la scuola potrà personalizzare le prove, ma in questo caso i risultati non saranno elaborati dall’INVALSI.
Il Dirigente Scolastico potrà chiedere che per gli allievi con BES della classe seconda della secondaria di secondo grado le prove si svolgano con una scansione temporale in due giorni invece che in un solo giorno.
Per le scuole che ne facciano richiesta all’atto della registrazione, l’INVALSI mette a disposizione le prove in formato audio (.mp3) per l’ascolto individuale in cuffia delle prove.
nota miur invalsi svolgimento prove invalsi 2014 bes

mercoledì 19 febbraio 2014

Servizi di ascolto psicologico - DSA


SERVIZIO DI ASCOLTO PSICOLOGICO (SAPCO)



Che cos’è?

E’ attivo presso le sedi Adsu il Servizio di Ascolto Psicologico rivolto a tutti gli studenti UdA e si occupa di individuarne i bisogni e gli eventuali ostacoli di natura psicologica rilevati durante il percorso universitario, fornendo loro un adeguato supporto/chiarificazione nelle situazioni di crisi/disagio (difficoltà nella metodologia di studio, nelle relazioni interpersonali, problemi di integrazione sociale, etc.).

Il SAPCO interviene in modalità esclusivamente riservata e gratuita, permettendo così di individuare le risorse di ogni singolo studente e favorendo il raggiungimento degli obiettivi accademici per facilitare il processo di autonomia ed accrescere la qualità di vita.

Cosa offre?

- Sportello di ascolto;

- Consulenza di orientamento individuale e/o di gruppo;

- Coordinamento tra attività tutoriali;

- Gruppi di studio;

- Collaborazione interattiva con i servizi di Orientamento, Disabilità, DSA e Placement.



SERVIZIO DISTURBI SPECIFICI DELL’APPRENDIMENTO (DSA)



Che cos’è?

E’ attivo presso le sedi Adsu il Servizio per studenti DSA (dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia) dell’Università degli Studi “G. d’Annunzio”, dove operatori specializzati offrono consulenze e interventi gratuiti volti a favorire l'inserimento dello studente, migliorandone la qualità di vita.

Il Servizio DSA, nell’ottica sia della riservatezza individuale sia di una reale inclusione, propone differenti attività finalizzate all’individuazione e al superamento delle problematiche di natura didattica, psicologica e sociale, per il raggiungimento degli obiettivi accademici a tutela delle pari opportunità di studio.

Cosa offre?

- Prima accoglienza richieste studente;

- Consulenza specifica per l’elaborazione di strategie di risposta;

- Laboratori metacognitivi (gruppi studio, student training individuali e di gruppo);

- Attività di raccordo tra il personale docente e lo studente sulle tematiche atte a favorire l’inclusione;

- Collaborazione interattiva con i servizi di Orientamento, Counseling, Disabilità e Placement;

- Incontri concordati presso Scuole Secondarie di II Grado per insegnanti e alunni dell’ultimo biennio.



CONTATTI

Servizio di Ascolto psicologico (SAPCO)
Referente :
Dott.ssa Karola Sorgi
Per richiedere un appuntamento scrivere a: sapco@adsuch.it

Servizio Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA)
Referenti :
Dott.ssa Giulia Paoloni
Dott.ssa Irene Sborlini
Per richiedere un appuntamento scrivere a: dsa@adsuch.it


DOVE SIAMO

Sede di Chieti: Viale Unità d’Italia 32/A, Chieti. Tel. 0871.561740 (interno 228)
Sede Pescara: Viale Guglielmo Marconi 189, Pescara Tel. 085.4549592




http://www.unich.it/unichieti/appmanager/unich/didattica?_nfpb=true&_pageLabel=P35200115201390997664243

Seminari sul metodo di studio per studenti con DSA


Seminari sul metodo di studio per studenti con DSA


Il Servizio Disabili e DSA organizza dei seminari sul metodo di studio rivolti esclusivamente agli studenti con Disturbi Specifici dell'Apprendimento già registrati presso il Servizio.

I seminari saranno tenuti dalle docenti Miriam Bait, Raffaella Folgieri e dalla dott.ssa Marialessia Musumeci; saranno strutturati in tre moduli per ciascuna sessione mensile e riguarderanno le tecniche di memorizzazione, la realizzazione di mappe concettuali e le metodologie di apprendimento della lingua inglese.

I seminari si terranno nella sala riunioni del Servizio Disabili e DSA in via Festa del Perdono, 3 (piano terra) nei seguenti giorni:
3-4-5 di marzo dalle ore 9 alle ore 12,
7-8-9 di aprile dalle ore 13 alle ore 16.

Gli studenti interessati possono iscriversi - entro il 24 febbraio - inviando una mail all’indirizzo ufficiodisabili@unimi.it, specificando la sessione mensile scelta.
31 gennaio 2014


Il Servizio Disabili e DSA organizza dei seminari sul metodo di studio rivolti esclusivamente agli studenti con Disturbi Specifici dell'Apprendimento già registrati presso il Servizio.

I seminari saranno tenuti dalle docenti Miriam Bait, Raffaella Folgieri e dalla dott.ssa Marialessia Musumeci; saranno strutturati in tre moduli per ciascuna sessione mensile e riguarderanno le tecniche di memorizzazione, la realizzazione di mappe concettuali e le metodologie di apprendimento della lingua inglese.

I seminari si terranno nella sala riunioni del Servizio Disabili e DSA in via Festa del Perdono, 3 (piano terra) nei seguenti giorni:
3-4-5 di marzo dalle ore 9 alle ore 12,
7-8-9 di aprile dalle ore 13 alle ore 16.

Gli studenti interessati possono iscriversi - entro il 24 febbraio - inviando una mail all’indirizzo ufficiodisabili@unimi.it, specificando la sessione mensile scelta.
31 gennaio 2014

Una proposta sui DSA: creiamo le basi creiamo le basi per il successo formativo



di Enza Colatutto | del 29/01/2014 |


Partendo dalla situazione della propria scuola l’autrice fa alcune riflessioni e proposte per accogliere al meglio i ragazzi con DSA che vogliono frequentare una scuola superiore – come il liceo – e che dovrebbero essere sostenuti in questa sua scelta, non ostacolati e “riorientati”.

Dalla rilevazione fatta nella mia scuola la situazione a oggi è piuttosto semplice: uno studente certificato per il percorso B, pochi ragazzi segnalati con Disturbi Specifici dell’Apprendimento e alcuni con un’indicazione di disagio proveniente dalla scuola media, ma non confermata alle superiori.
- Esistono Centri Territoriali e istituti di riferimento Misti (CTM) = Centri Territoriali di Supporto (CTS) + Centri Territoriali per l’Integrazione dell’Handicap (CTH), sono numerose le possibilità per avere materiale specifico, oppure ottenere una possibile consulenza (per esempio Civitali).
- I DSA oggi stanno aumentando perché la legge – DM 12 luglio 2011 attuativo della legge 170/2011 – consente di certificare: dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia o uno stato di comorbilità (disturbo associato) perché si presentano insieme.
- I disturbi specifici di apprendimento non si vedono ma ti accompagnano tutta la vita.

Alle superiori siamo deboli su molti punti; proporrei di fare una riflessione:

- È molto importante la diagnosi precoce, una buona osservazione sui punti di debolezza e su quelli di forza (per esempio chi è soggetto ai DSA apprende facilmente dall’esperienza, pensa per immagini, percepisce usando tutti i sensi, legge le situazioni in modo ampio, ecc.).
- Il DSA si manifesta in presenza di capacità cognitive adeguate e in assenza di patologie neurologiche. Il DSA è un disturbo in costante evoluzione e cronico.
- Cosa dobbiamo fare: oricevere la diagnosi dalla famiglia; oinformare il coordinatore di classe e il referente DSA; o il C.d.C. prepara il PDP (Piano Didattico Personalizzato) dopo essersi confrontato con gli specialisti, per definire strategie e strumenti che la scuola intende mettere in atto (strumenti compensativi, misure dispensative, forme di verifica e valutazione personalizzate), senza modificare i contenuti del programma che rimangono gli stessi; dobbiamo però saper modificare la didattica.
- Il PDP è un contratto condiviso tra i docenti, le istituzioni socio-sanitarie e la famiglia; deve essere firmato dalla famiglia, potrà essere verificato e modificato nel corso dell’anno.
- La legge 170/2011 è certo una vittoria per i dislessici, ma anche un’opportunità di crescita culturale per tutta la scuola, perché ci costringe a rivedere le nostre metodologie, a discutere di strategie d’apprendimento significativo e autentico centrate sul soggetto che impara. Un insegnante preparato, disposto a sperimentare, un buon osservatore è una risorsa per lo studente e per la sua famiglia; ma allo stesso tempo lo studente DSA è una risorsa per la classe perché ci costringe a questa revisione.
- Un ruolo molto importante è dato alle nuove tecnologie: sono gli strumenti compensativi, ad esempio non solo l’uso del computer per scrivere, ma anche per creare mappe concettuali; l’uso del computer non deve essere un marcatore di differenze, ma uno strumento di lavoro utile a livello di gruppo classe.
- Ciò che per noi è tecnologia per i ragazzi è ambiente.
- Il DSA è riconosciuto dalla scuola materna all’università.
- Il DSA è un disturbo di adattamento, è la scuola che deve adattarsi, in quanto la dislessia riguarda i processi impliciti d’apprendimento (innati), in questi casi non è utile la ripetizione, né l’esperienza, ci può essere la soluzione a ogni difficoltà purché ci sia flessibilità e ci può sempre essere un modo alternativo per accedere alle informazioni. Non è una malattia, non si guarisce, ma si compensa.
- In Commissione abbiamo discusso dei ragazzi stranieri (prima lingua non italiana) che necessitano di un supporto linguistico (ma non abbiamo avuto segnalazioni).
- Possiamo tentare di risolvere il caso sostenendo che le segnalazioni sono eccessive, esagerate e che coprono la mancata voglia di studiare, ma non risolveremo il problema in questo modo perché i dati parlano chiaro: il 4% della popolazione scolastica è dislessica, quindi 1 su 25, uno per classe, ma 18 su 25 quindi il 72% manifestano la necessità di diversi insegnamenti (uso di mappe logiche, uso del computer, LIM, strategie laboratoriali, lavori di gruppo e strategie didattiche compensative).

Questa è la realtà, può non piacere, ci possiamo trovare impreparati come docenti, specie nei percorsi liceali, ma uno studente DSA che vuole frequentare il liceo deve poterlo fare e deve essere sostenuto in questa sua scelta, non ostacolato e “riorientato”.

Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica



28 gen 14 - Strumenti d’intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica

Online la nuova versione del documento, nel quale sono state maggiormente precisate le informazioni relative alla valutazione degli studenti e facilitata la consultazione.

http://www.istruzione.lombardia.gov.it/protlo1511_14/

http://www.istruzione.lombardia.gov.it/categorie/dsa/

venerdì 7 febbraio 2014

DISLESSIA: NOVITA' DIDATTICHE QUADERNO PER DISLESSICI



Un quaderno di regole per imparare a leggere, scrivere e la grammatica, ma dov'è la novità vi starete chiedendo?
L'intenzione non è quella di aggiungere, ma piuttosto diversificare il modo stesso di fare grammatica.
Il bambino dislessico non è un malato o un disabile, è un individuo in cui, le funzioni neurobiologiche, si comportano in modo distinto e differente dagli altri individui.
Infatti un bambino dislessico è un bambino molto particolare, con difficoltà particolari: è intelligente, è in "gamba", ma la matita e i quaderni sono i suoi nemici; a voce è in grado di rispondere prontamente, però in caso di una verifica scritta potrebbe "consegnare in bianco".
La dislessia provoca un modo di lavoro nel bambino discontinuo e strano, l'importante è che, soprattutto gli insegnanti, trovino il modo adeguato per guidarlo.



Dislessia: una sfida per la società

Per aiutare un bambino dislessico un'esperta consiglia di creare un quaderno per dislessici, che può, però, essere utilizzato anche da individui senza il problema della dislessia.
Il quaderno, da tenere sempre a portata di mano, deve essere aggiornato poiché le regole aumentano di giorno in giorno; deve contenere le principali regole ortografiche associate a simpatiche immagini guida, per i più piccoli; poi tabelle di sintesi; i verbi; infine, le tabelle semplificate per l'analisi grammaticale: al tutto si devono aggiungere delle linguette colorate, utili a distinguere il contenuto.
Il bambino, può così, tenendolo a portata di mano, consultarlo senza andare a sfogliare, perdere tempo prezioso e rileggere i titoli ogni volta: in tale modo l'efficacia e i conseguenti successi, contribuiranno ad aumentare l'autostima e il sorriso che diverrà una costante sul volto del bambino dislessico.
Le difficoltà non svaniranno con l'ausilio del quaderno, ma si sentirà più compreso e non servirà più che, qualcuno, gli debba stare seduto accanto perché potrà essere più autonomo; il quaderno può essere preparato per tutti i bambini, anche i non dislessici, in quanto tutti possono trarne beneficio per migliorare, magari per riguardare qualche regola, in tempo reale, che non ricordano.
Le definizioni possono perdersi nella memoria di chiunque ed essere fini a se stesse, la modalità di accesso al sapere e le strategie per "digerirlo" devono essere l'obiettivo principale di ogni buon maestro.
Tornando al quaderno è importante sapere che mettere tutte le regole insieme di per sé non è un problema, perché si impara a selezionare i tempi.
I bambini parlano e usano naturalmente e inconsapevolmente tutte le "regole" della lingua senza conoscere le definizioni, incasellate dagli adulti; si tratta, quindi, semplicemente, ogni tanto di far sapere che c'è una definizione specifica per quel nome, per quel verbo o per quella proposizione, anche se non deve essere questo lo scopo principale della grammatica.
I bambini sono "spugne", non esseri privi di potenzialità intellettive, quindi è importante non limitare il linguaggio, rendendolo, anche più specifico, perché impareranno ad utilizzarlo prima e meglio.
Con l'aiuto del quaderno, dopo averne arricchito il lessico, tutti hanno la possibilità di andarsi a rivedere il significato, diventando "più ricchi di parole"; questa prassi, permette ai bambini dislessici di produrre testi pieni di parole nuove e più adeguate.
Il quaderno, anche se nato per il bambino dislessico, può essere usato da tutti, anche per non far sentire "inferiore", ma uguale agli altri bambini, quello più problematico: per tutti è utile, per il bambino dislessico è indispensabile.
Chi è più in difficoltà, inoltre, non si sente messo da parte: ognuno contribuisce al lavoro e ha il compito di fare in modo, una volta creato gruppi di coppie, che ogni bambino sia responsabile del suo compagno, imparando che è normale essere diversi; quindi è normale studiare in modo diverso e normale aiutare chi è più in difficoltà.
Visto che tutti lo fanno per tutti, anche i bambini dislessici non vivono la scuola come un disagio solo personale; anzi, raggiunti questi obiettivi, si è verificato che, proprio i bambini problematici, si offrissero per leggere o aiutare gli altri.
Le riflessioni conclusive, quindi portano a capire che è importante personalizzare ed utilizzare strategie diverse che diventano efficaci, solo, a livelli diversi.
Si può sempre imparare a modificare, modellare e adeguare anche il proprio modo di far didattica, sforzandosi di non vedere più il bambino con difficoltà più o meno specifiche come "uno" che non riesce, ma come "uno" che stimola in continuazione a migliorare per primi noi stessi, poi il nostro modo di proporci e di fare scuola.
Avere a che fare con bambini in difficoltà di apprendimento è una sfida, un'avventura continua senza una fine.
I bambini dislessici vanno osservati, ascoltati e bisogna accettarne i suggerimenti perché, spesso, le strategie migliori sono indicate da loro stessi: bisogna renderli protagonisti.
Ogni problema ha una soluzione, altrimenti non sarebbe un problema.

Dislessia: Da KO a OK! Il font ad alta leggibilità EasyReading


Sono dislessico e collaboratore editoriale. Binomio impossibile? Assolutamente no. Le case editrici si sono presto accorte che un collaboratore dislessico è un’opportunità. Perché quello che va bene per un dislessico va benissimo per tutti i lettori.

Avete mai pensato che allo specchio le lettere KO diventano esattamente il contrario?

OK

Mi viene in mente che Leonardo da Vinci (mancino e dislessico) era capace di scrivere al contrario, da destra verso sinistra e dall’ultima pagina verso quella iniziale (“Storie di normale dislessia” di Rossella Grenci e Daniele Zanoni).

La scrittura è una convenzione recente per il nostro cervello. Non è intuitiva neppure la “direzione”, da sinistra a destra o da destra a sinistra.

E il modo di leggere “dislessico” potrebbe essere giusto in un altro sistema di scrittura.

Secondo le stime più recenti la dislessia oggi interessa almeno il 10% della popolazione mondiale, ovvero circa 700 milioni di persone. E la dislessia può apparire sotto molte e diverse forme, rendendo difficile la diagnosi quando il problema si manifesta.

Sono dislessico e collaboratore editoriale. Binomio impossibile? Assolutamente no. Le case editrici si sono presto accorte che un collaboratore dislessico è un’opportunità. Perché quello che va bene per un dislessico va benissimo per tutti i lettori.

E la mia esperienza di lettore per professione e per piacere si è sempre scontrata con la grafica della pagina scritta.

Per fortuna, rispetto al passato, tanto si sta muovendo nell’universo dei caratteri agevolanti per le difficoltà di lettura. Altre ricerche (come quella del Centro Risorse – Clinica Formazione e Intervento in Psicologia: Gradimento e prestazione nella lettura in Times New Roman e in EasyReading® di alunni dislessici e normolettori della classe quarta primaria) perseguono, con risultato affermativo, l’obiettivo di verificare se la preferenza per un carattere sia giustificata da un effettivo aumento in termini di velocità di lettura e correttezza, nei normolettori e nei dislessici.

Come semplice lettore con DSA, mi piacerebbe iniziare uno scambio di idee tra dislessici adulti sui font in uso: che poi sempre con questi dobbiamo comunque fare i conti, nella realtà, sia cartacea sia elettronica.

Ci sono soluzioni che sembrano miracolose: usiamo il tablet e sconfiggeremo i problemi…

Molto interessanti a questo riguardo le riflessioni e le conclusioni della professoressa Roberta Penge, raccolte da Tina Simonello su Repubblica (19/11). Il titolo dell’articolo così sintetizza: “Dislessia. Se un tablet velocizza la lettura”, ma in realtà il testo ci fa capire una volta di più che non basta l’idea astratta di tablet, perché la scrittura non è un elemento impercettibile, tutt’altro.

Le ricerche di questi ultimi anni hanno evidenziato alcuni dati comuni. Scrive la professoressa Penge: «Un supporto che permette di modificare l’aspetto del testo funziona molto bene per i dislessici con difficoltà più di tipo visuospaziale, ma rappresenta sicuramente un aiuto valido anche per i cosiddetti dislessici linguistici (la cui difficoltà ha a che vedere più con il linguaggio, con la decodificazione dei segni in suoni)».

Come Edo di Roberta Moriondo (Edo non sa leggere. E’ dislessico. Proprio come Einstein) che scambia Voce e Foce.

L’effetto affollamento è sempre in agguato per noi dislessici: quella foresta, peggio: quel muro senza appigli che può diventare la pagina scritta.

Lo studio di Marco Zorzi, docente di Psicologia e intelligenza artificiale all’università di Padova, in collaborazione con l’istituto Burlo Garofalo di Trieste e l’università di Aix en Provence-Marsiglia, pubblicato sulla rivista Pnas (vedi: Il Secolo XIX – 19-06-12), ha puntato l’obiettivo sull’affollamento percettivo: aumentando la spaziatura tra lettere di un testo si ottengono migliori performance di lettura. 
 
Anche altri elementi possono confondere chi ha difficoltà di lettura: «Il tipo di carattere per esempio», il disegno del carattere in sé.
In effetti per me (dislessico compensato) il Times New Roman ha un po’ troppe grazie ma l’Arial è troppo “rotondo”, indifferenziato, soprattutto in alcuni caratteri (dbpq oppure “u” e “n” rovesciato)..

L’OpenDyslexic del designer Abelardo Gonzales utilizza l’effetto zavorra per ancorare le lettere alla riga e impedire che girino, “capottino” etc. I non dislessici non lo amano, solitamente, e io stesso non mi sento sciolto nella lettura. Bene ha fatto Biancoenero® “a non accentuare la differenza di questa font con altre in uso nei testi per ragazzi, per non disorientare il lettore”.

Dal video Dislessia & Design un non dislessico può avere un’idea di cosa sia la dislessia. Il Design For All è quello del font ad alta leggibilità EasyReading:

Dislessia infantile: origini e concause di un disastro e un’epidemia di massa Perché sempre più bambini non sanno parlare, scrivere o ragionare?

La dislessia sta diventando una vera e propria emergenza, un’epidemia, con punte statisticamente alte a tutti i livelli. Il fenomeno diventa ancora più macroscopico nelle prime classi della scuola primaria, e si innesta con altri fenomeni (difficoltà all’abbandono dei pannolini; incapacità di concentrazione e ragionamento; incapacità di allacciarsi le scarpe, sbucciare le mele etc.; ipercinetica; picnolessia …).

Diverse le cause del disastro, ma ci sembra siano da ricercarsi nel cambiamento delle abitudini familiari e nel dominio della comunicazione per immagini sulla comunicazione diretta con familiari e amici: le immagini semplici -o iconiche- non hanno bisogno di ragionamento per essere lette: sono come un biberon. L’assassinio della lettura di libri è parte di questo problema (leggendo ci si deve creare “immagini mentali” autonome, si “crea” e si ragiona mentre si legge, cosa impossibile col biberon delle immagini in movimento).
Inoltre madri e padri non hanno quasi più contatti con i figli, a causa del lavoro: crolla quindi il dialogo e l’apprendimento al discorso, e mancano le parole (non c’è quasi più lessico). Prima della rivoluzione sociale che ha “liberato” il lavoro femminile, le donne svolgevano il ruolo prezioso di trasmissione della lingua, del sapere familiare, del dialogo e della capacità di discutere. In seguito, si è dovuto ricorrere al ritorno all’educazione di Stato (in stile antica Sparta, Unione Sovietica e gioventù hitleriana), con la fine della vita di cortile (altro fondamento dell’intelligenza dei più giovani), sostituita dalla nefasta pratica delle palestre, delle scuole calcio, dei doposcuola, in cui i bambini devono sempre stare zitti e eseguire gli ordini dell’onnipresente sorvegliante adulto. Nel frattempo, padre e madre insieme guadagnano quello che prima guadagnava il solo padre: una truffa di massa, in cui ci hanno rimesso tutti. Sarebbe bene aumentare la paga del genitore che è il solo a lavorare in una famiglia, e/o incentivare il telelavoro, che permette di lavorare da casa.
Viceversa, il bambino nutrito a merendine organiche e schermi al plasma, resterà comunque (quasi) senza parole.
C’è insomma un aspetto “clinico” della dislessia DSA, ma ci sono anche delle profonde concause sociali, che nascono proprio quando il bambino comincia a emettere le prime parole (pertanto non sono categorizzabili clinicamente) della “lingua madre”, e la madre troppo spesso non c’è…
Ecco -secondo noi di Tigullio News (che abbiamo avuto la fortuna di frequentare casa di Gianni Rodari)- le vere cause di un disastro sociale comunque esistenti, DSA o no. E chi racconta più ai piccoli favole e filastrocche? Se il bambino non capisce, mentre ascolta una fiaba alla tv o fa un gioco alla PS… chi gli spiegherà gli Arcani Sconosciuti?

Dislessia sotto screening

Un progetto innovativo alla “Pascoli” di Sant’Anna: lo screening

per l’individuazione precoce dei bambini a rischio di difficoltà scolastiche

I numeri del problema sono sotto gli occhi di tutti gli operatori della scuola: i casi di DSA sono in crescita esponenziale un po’ dappertutto, dalla Primaria alle Medie, fino alle scuole superiori. Si tratta dei cosiddetti disturbi specifici di apprendimento, che consistono in problematiche relative alla lettura (dislessia), alla corretta scrittura (disgrafia e disortografia) e ai calcoli matematici (discalculia) che colpiscono i bambini e i ragazzi di ogni età.

Contrariamente a quanto si poteva ritenere, questi disturbi non sono derivanti da un ritardo dell’alunno, ma da una difficoltà costituzionale determinata biologicamente, che si manifesta fin dalle prime fasi dell’apprendimento. E’ un circolo vizioso: il bambino affetto da DSA fa più fatica e ottiene risultati meno brillanti, il che incide sul successivo impegno e sulle conseguenti votazioni, e così via, in un percorso che tende ad essere fortemente involutivo.

Oggi i DSA sono diagnosticati con più attenzione rispetto al passato e addirittura una legge (la n. 170 del 2010, con le conseguenti Linee guida del 2011) ha stabilito alcune tutele per gli allievi colpiti da questi disturbi; così attraverso vari tipi di strumenti compensativi e dispensativi, da utilizzare anche durante gli esami, si cerca di alleviare la fatica che gli alunni devono affrontare.

L’Istituto Comprensivo Rapallo, in collaborazione con due psicologhe esperte in materia, le dottoresse Maria Ida Federici e Alessandra Guagliardo, promuove un progetto innovativo per la rilevazione precoce dei bambini a rischio di DSA, con un intervento che coinvolgerà le prime due classi della scuola primaria (elementare). Dopo una prima fase di informazione per le famiglie e di formazione dei docenti coinvolti, ci sarà un periodo dedicato a prove collettive ed individuali; in seguito, in base ai risultati emersi, nei mesi successivi ci saranno interventi di rafforzamento, una prova conclusiva e alla fine dell’anno scolastico un incontro con docenti e genitori per la restituzione dei dati emersi dall’intervento.

“L’identificazione preventiva delle difficoltà di apprendimento – afferma Maria Ida Federici, la psicologa responsabile del progetto – consente di intervenire precocemente sulle aree di carenza, limitando così le esperienze di insuccesso che potrebbero avere ripercussione da un punto di vista emotivo e motivazionale. Trattandosi di un’attività di screening deve focalizzarsi su quella fascia scolastica in cui non e’ ancora possibile fare diagnosi, che potrà essere effettiva alla fine della seconda elementare”.

Il progetto, che coinvolgerà complessivamente circa un centinaio di bambini della scuola primaria Pascoli di S.Anna, ha già previsto una formazione per genitori e docenti a partire dallo scorso novembre; questa settimana sono cominciate le prove collettive e individuali per gli allievi; seguirà, in base ai risultati, un’attività di rinforzo svolta dalle docenti e a maggio una prova. Il percorso verrà concluso con la restituzione dei dati analizzati in un incontro pubblico di approfondimento della tematica.

“In questi casi – aggiunge Giacomo Daneri, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo Rapallo – è fondamentale la collaborazione tra scuola, famiglie ed operatori sanitari, nell’ottica dell’importanza del bene del bambino. Siamo quindi davvero orgogliosi di ospitare un progetto così significativo e unico per il nostro territorio”.

mercoledì 22 gennaio 2014

Gli ebook sono sempre più un gioco da ragazzi




Se negli ultimi anni vi è sembrato che le sezioni dedicate a bambini e ragazzi delle librerie che frequentate siano aumentate notevolmente sia in quantità sia in varietà, ebbene non è una semplice impressione. Perché è un dato ormai consolidato e confermato dalle cifre dell’Associazione Italiana degli Editori che la letteratura per l’infanzia è il settore che in qualche modo sta salvando il mercato librario del nostro Paese: lo scorso anno ha coperto infatti circa il 15% delle vendite (le cifre aumentano al 24% per quanto riguarda la piccola e media editoria) ed è l’unico settore non in perdita in uno scenario altrimenti catastrofico. Il fenomeno, inoltre, non si limita al cartaceo: se nel 2012 sono stati pubblicati 5164 titoli per bambini e ragazzi in formato tradizionale, sono stati messi in commercio anche 2177 ebook e il trend è in crescita.

Guardando a un mercato più avanzato del nostro sul fronte della letteratura digitale, ovvero gli Stati Uniti, si può notare come i children’s ebook abbiano avuto una crescita enormente positiva nel 2012 (a luglio di quell’anno il loro mercato era aumentato di quasi il 90% rispetto a dodici mesi prima), sebbene nel 2013 vi sia stato un rallentamento dovuto a una contrazione generale dei libri elettronici, che rappresentano comunque il 30% dell’industria editoriale statunitense. In ogni caso negli scorsi mesi molte realtà che operano nella diffusione digitale dei contenuti, da Netflix a Sony fino a Nook di Barnes&Nobles ha lavorato per lanciare piattaforme appositamente dedicate alla lettura per l’infanzia, mentre Apple – nonostante alcuni problemi derivanti dall’accesso incontrollato dei minori agli store online – si conferma leader nella produzione del settore educational.


Il settore degli ebook per i più giovani è in grande fermento, anche perché le problematiche da affrontare sono molteplici. Da una parte ci sono dei limiti di tipo tecnico, perché i libri digitali per bambini necessitano spesso di illustrazioni e animazioni elaborate, fattore che fa lievitare sia il peso del file da scaricare sia i prezzi. Inoltre questi stessi ebook devono affrontare la concorrenza e la vera e propria dispersione dell’offerta rispetto alle molteplici app per l’infanzia che non solo forniscono brevi contenuti testuali ma anche situazioni interattive, giochi, quiz e video. Non è insensato pensare che la stessa letteratura infantile nella sua evoluzione digitale si integrerà sempre più con queste applicazioni ludiche per puntare a coinvolgere sempre più il giovane lettore nell’andamento e nello sviluppo della narrazione.

Di grande interesse è anche tutto l’ambito che riguarda gli ebook scolastici. Molto si sta già facendo per sviluppare testi interattivi e facilitati che siano di supporto nel caso di gravi problemi per l’apprendimento, oramai sempre più diffusi, come la dislessia e il deficit d’attenzione. Ma anche per i testi scolastici generici la strada verso la digitalizzazione sembra obbligata, nonostante i soliti problemi di innovazione all’italiana: se il ministro dell’Istruzione del precedente governo Monti, Francesco Profumo, aveva già stabilito l’introduzione obbligatoria degli ebook scolastici a partire da quest’anno, i ritardi nell’attuazione dell’Agenda Digitale hanno costretto l’attuale ministro Maria Chiara Carrozza a far slittare il provvedimento al prossimo anno scolastico 2014-15. Le prospettive sempre più incalzanti e moderne dell’apprendimento scolastico, come il social learning e le risorse crowded-based, tuttavia, impongono un’accelerazione anche su questi temi prima di accumulare un ritardo irreparabile.

Gli ebook sono dunque una realtà sempre più importante per i giovani lettori italiani (ovvero il 45% della popolazione nella fascia fino ai 14 anni). Non è un caso che l’Associazione Italiana Biblioteche e l’AIE, in collaborazione con i siti per l’infanzia Filastrocche.it, Mamamò.it e l’agenzia Fattore Mamma, abbia lanciato la seconda edizione di #NatiDigitali 2014, un’indagine online per comprendere le tendenze e le abitudini dei genitori e dei bibliotecari nei confronti delle letture dei digitali di figli e utenti più piccoli. Se i risultati dell’anno scorso avevano dimostrato alcune resistenze alla conversione perché si riteneva che solo il cartaceo potesse conservare ancora la “magia del libro”, si vedrà quest’anno se gli ebook si sono definitivamente ritagliati il loro spazio nell’immaginario dei più piccoli.